LA RIPROGRAMMAZIONE CELLULARE FISIOLOGICA……ALL’ALBA DI UNA NUOVA ERA

LA RIPROGRAMMAZIONE CELLULARE FISIOLOGICA……ALL’ALBA DI UNA NUOVA ERA

Si è dimostrato che i fattori di differenziazione delle cellule staminali prelevati in momenti specifici dall’embrione di Zebrafish, che ha oltre il 90% di proteine in comune con quelle umane, sono in grado di normalizzare il ciclo cellulare e riprogrammare le cellule in modo fisiologico.

Ad oggi è stata individuata una frazione del codice epigenetico, che per la prima volta nel mondo, si è rivelata in grado di mantenere attivi in modo naturale, senza manipolazioni genetiche, i geni staminali in grado di impedire l’invecchiamento cellulare.

Si tratta degli stessi geni che Shinya Yamanaka – che per questo nel 2012 aveva vinto il Nobel – aveva introdotto in modo artificiale con un retrovirus in una cellula differenziata, la quale però non può essere utilizzata senza rischi proprio a causa delle manipolazioni subite: nelle ricerche da me effettuate in collaborazione con l’Istituto di Biologia Molecolare dell’Università di Bologna, le cellule rimangono giovani senza subire manipolazioni, proprio sulla base di una regolazione fisiologica dei geni staminali.

Inoltre si è confermato che un’altra parte del codice epigenetico è in grado al contrario di rallentare la moltiplicazione cellulare, differenziando le cellule o inducendone la morte cellulare programmata (questo si era già visto con i processi di moltiplicazione alterati come avviene in patologie quali il cancro o la psoriasi).

Infine si è dimostrato che una ridondanza di fattori del codice epigenetico è in grado di impedire in modo molto significativo la degenerazione delle cellule, per cui il loro impiego è utile nelle malattie neuro-degenerative e cardiovascolari. Detti regolatori epigenetici, oltre che nei tumori e nelle malattie cronico-degenerative, possono anche rigenerare i tessuti senza che si ricorra al trapianto di cellule staminali, agendo sulle cellule staminali ancora presenti nei vari tessuti dell’organismo.

Un cambio radicale del paradigma scientifico
Alla fine di questi studi quello che è risultato chiaro è che la vita si organizza sulla base di programmi informativi che forniscono, alla stregua di applicazioni, pacchetti di istruzioni precise: queste sono unità inscindibili, che non vengono utilizzate se vengono frammentate.

Si è arrivati così ad un cambio di paradigma scientifico come sottolineato dal Professor Ervin Laszlo, Presidente del Club di Budapest e Filosofo della Scienza e della Teoria dei Sistemi, il quale ha sottolineato come le ricerche presentate abbiano comportato un diverso modo di pensare e un diverso tipo di pensiero, che sposta il baricentro della visione della biologia e della medicina da un paradigma meccanicistico, dove l’uomo e il vivente sono visti come aggregati meccanici su cui si può intervenire in modo artificiale per cambiarne il comportamento, a una visione sistemica che vede il vivente come una rete informativa che va regolata in modo fine e fisiologico.